[ Tratto da Umanità Nova, www.ecn.org/uenne ]
Il governo ha rinunciato alla Terza Conferenza nazionale su energia e ambiente che si sarebbe dovuta tenere dal 24 al 26 febbraio a Roma. Con un laconico comunicato del 3 febbraio il ministro Scajola ha comunicato il rinvio dell’iniziativa a dopo le elezioni. Il motivo ufficiale del rinvio, chiaramente pretestuoso, è “la situazione di emergenza in cui si trova il sistema nazionale delle gas naturale”. Comunque abbiamo perso poco! Senza nessun tipo di lavori preparatori e senza dibattito pubblico la Conferenza si sarebbe risolta in una passerella per uomini politici alla ricerca di un po’ di visibilità pre-elettorale e di scienziati ed esperti tromboni che ci avrebbero propinato la solita minestra: per superare la crisi energetica causata dall’aumento, verosimilmente irreversibile, del prezzo del petrolio si deve far un uso massiccio del gas, ritornare al nucleare e rilanciare il carbone. Naturalmente non sarebbero mancati i rituali cenni alle fonti rinnovabili e al risparmio energetico e magari qualcuno si sarebbe pure ricordato gli scarsi mezzi che l’Italia mette a disposizione per le fonti rinnovabili (chi avrebbe avuto, però, il coraggio di ricordare che i fondi per la ricerca sull’idrogeno sono bloccati da tre anni?).

Questione energetica in Italia: il dominio delle lobby economiche

La realtà energetica del nostro paese è particolarmente grave: estrema dipendenza dai combustibili fossili (petrolio, gas e carbone in gran parte importati dall’estero) e peso irrisorio delle fonti rinnovabili che raggiungono il 6,5% della produzione totale, ma solo grazie all’idroelettrico perché eolico, solare e geotermico sono confinati ad un infimo 2%. Gli ultimi governi (Prodi, D’Alema e Berlusconi) si sono preoccupati solo di liberalizzare il mercato e di sbloccare le procedure autorizzative per nuovi impianti elaborando norme antidemocratiche che minacciano seriamente l’ambiente. D’altra parte è noto che da almeno 50 anni la politica energetica italiana è nelle mani delle lobby economiche, ENI e ENEL soprattutto. Una situazione che non può durare all’infinito.

La scelta del gas: un’arma a doppio taglio

Il gas viene fatto passare come una fonte “pulita” ma in realtà è solo meno inquinante di carbone e petrolio. Effettivamente in un processo di transizione verso le fonti rinnovabili e verso l’idrogeno come conduttore di energia, il gas troverebbe un suo spazio importante. Ma la transizione presuppone che si prepari un modello energetico nel quale le fonti fossili (petrolio, carbone e gas) abbiano un ruolo appena marginale. Invece governo e opposizione, destra e sinistra (con poche eccezioni), pensano solo a come sostituire il petrolio, lasciando inalterato tutto il resto. Poiché generalmente si ritiene che il picco della produzione di gas (cioè il momento in cui la domanda supererà l’offerta) dovrebbe avvenire dopo quello del petrolio, la scelta di sostituire il petrolio col gas potrà, nella migliore delle ipotesi, rinviare la crisi energetica, non evitarla. Fra l’altro nel mondo scientifico è generalmente accettata l’idea che il gas non potrà rimpiazzare l'”oro nero” e che comunque non potrà farlo per tempi lunghi. Senza contare che dal punto di vista ambientale la scelta del gas naturale è a doppio taglio: da una parte produce meno biossido di carbonio rispetto a carbone e petrolio, dall’altra il metano è esso stesso un “gas serra” 21 volte più potente del biossido di carbonio e l’uso massiccio di gas comporta perdite consistenti in atmosfera nella fase di trasporto.

Il carbone pulito non esiste

Negli ultimi tempi si è molto parlato di carbone “pulito”. Si tratta di un’idiozia. In effetti il governo americano – negli USA il 52% del fabbisogno elettrico è prodotto con il carbone – ha investito nell’ultimo ventennio cifre notevoli per le ricerche sul “carbone pulito” ma i risultati non sono particolarmente incoraggianti. Quello del “carbone pulito” è dunque un termine propagandistico privo di contenuti scientifici concreti: il carbone inquina, oggi come ieri e il suo impatto socio-sanitario è ancora peggiore di quello delle centrali ad olio combustibile. Infatti le centrali a carbone sono caratterizzate, oltre che da elevate emissioni dirette in atmosfera, anche da elevati fabbisogni di materiali e di acqua di raffreddamento.

Nucleare pericoloso e costoso

Scajola non fa che ritornare sulla necessità del nucleare mentre nel suo “Rapporto Energia ambiente 2005” l’ENEA ha clamorosamente manipolato i costi del nucleare sostenendo che l’elettricità prodotta con l’atomo costa due centesimi di euro al chilowattora, cifra che non ha riscontro negli studi riconosciuti a livello mondiale (vedi scheda). I riferimenti al ritorno al nucleare sono estremamente pericolosi anche se nessun argomento nuovo è presentato dai tanti filonucleari che spuntano a destra e a manca. Il nucleare è una tecnologia rischiosa, come hanno dimostrato Chernobyl, Harrisburg e altre decine d’incidenti meno devastanti ma comunque gravi, legata indissolubilmente alla militarizzazione della società e che apre problemi irrisolvibili a livello d’inquinamento, come il confinamento delle scorie e le emissioni di bassa radioattività da parte delle centrali.
Come dimostra l’esperienza americana, dove nel 2005 il governo ha approvato massicce sovvenzioni per l’industria nucleare, se non interviene lo Stato a coprire gli innumerevoli costi legati al ciclo di vita degli impianti nucleari, è inverosimile che un’impresa privata s’imbarchi in un’avventura economica enormemente rischiosa.

Fonti rinnovabili: una necessità

Come si è detto petrolio e gas sono destinati, prima o poi, ad esaurirsi. I più ottimisti sostengono che, ai consumi attuali, c’è petrolio per altri 80 anni, i pessimisti indicano nel 2020 l’anno del “picco”. E non si venga a dire che il nucleare è un’alternativa valida: pochi sanno che continuando ad usarlo ai ritmi attuali, l’uranio si esaurirà prima della fine di questo secolo (60mila tonnellate l’anno i consumi attuali per una disponibilità mondiale di 4 milioni di tonnellate).

Anche non considerando le questioni legate alle drammatiche conseguenze ambientali del riscaldamento globale, è evidente che le fonti rinnovabili non sono più solo un’alternativa pulita ai carburanti fossili, sono una necessità! Molte di queste fonti sono già oggi competitive e mature e lo sarebbero ancora di più se ci fosse la volontà politica di investire nella ricerca e sviluppo di questo settore. Prendiamo il caso dell’eolico: questa fonte ha avuto un’impressionante accelerazione passando dai 2500 megawatt prodotti nel mondo nel 1992 ai 40.000 del 2005 ma ciò è avvento anche grazie ai sussidi che a partire dagli anni ’70 alcuni Stati, soprattutto del Nord Europa, hanno garantito a questa tecnologia. L’energia eolica è una fonte pulita, facile da costruire, rinnovabile e disponibile anche se certi settori ambientalisti non le sono favorevoli a causa dell’impatto paesaggistico. Infatti spesso gli impianti eolici sono costruiti in contrasto con il buon senso estetico, sono edificati in posizioni discutibili e le popolazioni non hanno partecipato ai processi decisionali. In Italia fattorie eoliche, come vengono chiamate, sono progettate in Sardegna, Calabria e Puglia ma si potrebbero realizzare piattaforme off shore in prossimità dei grandi porti (Genova, Livorno, Civitavecchia, Napoli, Ancona, Gioa Tauro, ecc.) dove è elevato il consumo di elettricità e basso l’impatto sul paesaggio.

Da tempo anche il solare può essere impiegato direttamente per produrre energia, per il riscaldamento e anche per il condizionamento.Con il solare fotovoltaico si genera energia direttamente dalla luce anche quando la giornata è nuvolosa mentre col solare termico si può produrre direttamente energia elettrica oppure riscaldare interi edifici o solo l’acqua per usi domestici.

Idrogeno: un futuro lontano ma possibile

Dell’idrogeno si è detto che potrà risolvere tutti i problemi. Il problema è: come e quando? L’idrogeno non è una fonte primaria di energia, perché in natura non c’è, e non è neppure un combustibile, poiché si tratta di un prodotto di processi che richiedono energia. Teoricamente, quindi, l’idrogeno è pulito o sporco a seconda della fonte di energia usata per ottenerlo. Per capirci: l’idrogeno prodotto dall’eolico è pulito, prodotto dal metano, come si fa adesso, è sporco. La vera “rivoluzione dell’idrogeno” avverrà quando si troverà il modo di produrlo dall’acqua in modo non costoso e non inquinante, utilizzando cioè l’energia solare. L’idrogeno è una prospettiva realistica ma scientificamente molto impegnativa e lontana; quel che è certo è che l’idrogeno non ci aiuterà a risolvere il problema del riscaldamento terrestre che invece va affrontato subito, prima che sia troppo tardi (ammesso che non sia già troppo tardi…).

Cambiamenti climatici: mutare rotta prima che sia troppo tardi!

I primi segnali di allarme rispetto ai cambiamenti climatici risalgono ad uno studio del 1957 di due ricercatori americani. Oggi nessun scienziato serio mette in discussione che il clima della terra stia cambiando ed è ormai generalmente accettata la tesi che l’incremento della temperatura terrestre sia dovuto a “fattori umani”. L’uso considerevole di carburanti fossili è indubbiamente il più vistoso di questi “fattori umani”.

Per evitare il disastro esiste solo una strada: fonti rinnovabili, risparmio energetico e nuove tecnologie efficienti. Già oggi è possibile costruire il futuro e siccome è impossibile credere che questa svolta possa essere compiuta dai politicanti finanziati dalle potenti lobby è dal basso che bisogna partire: dalle lotte sul territorio contro i progetti di nuove centrali termoelettriche e contro le infrastrutture ad esse collegate per imporre la fine degli sprechi, un uso efficiente dell’energia e l’utilizzo di fonti facilmente controllabili e autogestibili dalle comunità locali. Perché cambiare rotta vuol dire soprattutto modificare stili di vita e comportamenti sociali. Insomma, un’occasione per costruire un’altra società…

M. Z.

Articolo tratto dal settimanale anarchico Umanità Nova [ www.ecn.org/uenne ]

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Questo sito nacque alla fine del 1999 con l'obiettivo di offrire un contributo alla riflessione sulla crisi della democrazia rappresentativa e sul ruolo dei mass media nei processi di emancipazione culturale, economica e sociale. Per alcuni anni Nonluoghi è stato anche una piccola casa editrice sulla cui attività, conclusasi nel 2006, si trovano informazioni e materiali in queste pagine Web.

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