[ Tratto da www.senzabavaglio.info ]

di Massimo Alberizzi *

In nome della libertà di stampa è possibile offendere con vignette blasfeme le convinzioni di milioni di persone? Questa domanda se la stanno ponendo in tanti in questi giorni dopo la pubblicazione sul quotidiano danese Jylland Posten di 12 caricature del profeta dell’islam, Maometto. In effetti, il Jylland Posten ha stampato i cartoon il 30 settembre scorso ma le manifestazioni di protesta sono scoppiate quattro mesi dopo.
Certo il contenuto di quelle vignette era pesante. Maometto era raffigurato come un terrorista armato di granate e cinture esplosive, come se tutti i mussulmani fossero dei bombaroli. È questo un buon motivo per chiedere censure, condanne e sanzioni? No.
Si può condannare nello stesso tempo il contenuto di quelle vignette, la mano che ha disegnato quelle facce orripilanti, e nello stesso tempo disprezzare, come un’offesa alla nostra cultura fatta di tolleranza e di ragione, di laicità, di separazione tra stato e religione, le manifestazioni che chiedono di condannare i vignettisti e pretendono le scuse dai giornali che hanno pubblicato i loro lavori. Certo lo si può e lo si deve fare, nel nome del sano principio invocato da Voltaire: “Io non condivido quello che tu dici ma mi batterò fino alla morte per il tuo diritto di dirlo”.
Il nostro tipo di civiltà (attenzione! Proprio perché crediamo in uno stato laico, non daremo mai un giudizio di merito: migliore o peggiore di altre, la definiremo solo “diversa”) prevede il diritto di cittadinanza per tutte le idee e per tutte le opinioni. La libertà di stampa per noi occidentali è un bene prezioso. Gli unici confini sono: onestà, integrità e correttezza. In pratica ciò vuol dire che non si debbono pubblicare notizie false, quando si è a conoscenza del loro carattere ingannevole.
Per scrivere che tizio è un ladro devo avere le prove che ha rubato! Nessun confine invece sulle opinioni e sulla critica ed è questo il caso delle vignette incriminate.
Per giudicare se sia stata legittima la loro pubblicazione occorre rispondere alla domanda: è meglio tutelare la libertà di stampa e quindi non limitarla, oppure è meglio rispettare il sentimento religioso di chi si sente offeso da quelle vignette? Io non ho dubbi. Tutelare la libertà di stampa, principio cardine della nostra organizzazione sociale.
Insomma, per noi la libertà di stampa vale esattamente quanto il loro Maometto.

* Massimo A. Alberizzi, giornalista inviato in Africa del Corriere della Sera, è tra i promotori del gruppo sindacale di Senza Bavaglio [ www.senzabavaglio.info ] dalla cui newsletter è tratto questo commento.

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Questo sito nacque alla fine del 1999 con l'obiettivo di offrire un contributo alla riflessione sulla crisi della democrazia rappresentativa e sul ruolo dei mass media nei processi di emancipazione culturale, economica e sociale. Per alcuni anni Nonluoghi è stato anche una piccola casa editrice sulla cui attività, conclusasi nel 2006, si trovano informazioni e materiali in queste pagine Web.

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