La ignobile riforma della legittima difesa, uno degli ultimi (speriamo)provvedimenti approvati dal governo di destra, apre un nuovo squarcio nello stato di diritto in Italia e crea le condizioni di un nuovo imarbarimento della società. Ora si potrà sparare anche per difendere un proprio bene, non la sola incolumità fisica. E si potrà far fuoco anche se non c’è aggressione, basterà ritenerla possibile.
È auspicabile che venga al più presto abrogato questo rozzo intervento legislativo che avrà l’effetto di elevare il livello della violenza potenziale e di mettere ancor più a repentaglio le vite umane (anche degli aggrediti in casa, non solo dei ladri).
Proponiamo qui, in proposito, una riflessione tratta dal sito dell’Osservatorio bresciano per la difesa dello stato di diritto. [Articolo tratto dal sito Web www.osservatoriobresciano.it dell’Osservatorio bresciano per la difesa dello stato di diritto]

RIFORMARE LA LEGITTIMA DIFESA?

di Pietro Garbarino

Il Codice Penale attualmente vigente all’art. 52 prevede che non sia punibile chi ha commesso il fatto “per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”.
E’ questo l’istituto della cosiddetta “legittima difesa” che, sull’onda di una ventata emotiva indotta da un clamoroso episodio di cronaca ha coinvolto l’opinione pubblica per la nota vicenda del gioielliere di Milano che ha sparato un colpo di arma da fuoco nei confronti di un ladro durante un tentato furto con scasso.
Tale episodio ha indotto l’ineffabile Ministro Castelli e assieme a lui tutta la parte forcaiola dell’opinione pubblica a chiedere una revisione dell’Istituto della legittima difesa, che è normato da oltre 80 anni dal codice penale e che nessuno sino ad oggi ha ritenuto di cambiare. Infatti, nonostante la vetustà del predotto codice nessuno ha avuto l’idea di modificare tale norma, in quanto la stessa appare ancora oggi essere stata formulata in maniera tecnicamente e dottrinariamente assai valida.
In altri termini, che cosa ha voluto dire il legislatore del 1930, quando governava Mussolini e i comunisti erano fuori legge?
Che chiunque si trovi nello stato di necessità di difendere sè stesso o altri in una situazione di pericolo dei propri diritti legittimi, quali la libertà e integrità personale, da un pericolo attuale e imminente (e non già supposto o temuto) di un’offesa compiuta violando e infrangendo la legge può reagire, in modo tale che la difesa sia proporzionata all’offesa, per difendere la propria incolumità.
Si tratta di una norma assolutamente ponderata ed equilibrata, che cerca di trovare un equilibrio tra la eccezionale necessità che il cittadino può avere di provvedere personalmente alla propria difesa quando si trova in uno stato di pericolo imminente, senza tuttavia sconfinare nell’arbitrio di una reazione sproporzionata.
Ora, la proposta del Ministro Castelli e della maggioranza di governo propone di dare maggiore rilievo allo stato di alterazione in cui si può trovare la persona che, ritiene di doversi difendere, e include nei beni minacciati anche il patrimonio.
Il punto è che il legislatore pur in un momento storico in cui il mito dell’uomo virile e una certa mentalità di sopraffazione poteva riscuotere un certo successo, ha ritenuto invece di usare l’arma della limitazione e moderazione, chiedendo a chi deve difendersi di non eccedere oltre i limiti dello stretto necessario per difendere il proprio diritto, in modo tale da non travalicare le norme che impediscono di farsi ragione da soli e per non offendere a suo volta il soggetto al quale ci si oppone.
La proposta governativa pecca dunque di due limiti:
1) Quello di sfruttare per fini meramente strumentali e politici l’ondata di suggestione e di emozionalità determinata da fatti del tipo di quello che si è verificato a Milano poco tempo fa’, che peraltro hanno dimostrato come si cavalca brevemente una diffusa mentalità forcaiola, addirittura sostenendo strumentali manifestazioni di solidarietà date immediatamente da alcune parti politiche e categorie di operatori economici all’orefice che ha sparato.
2) Di ignorare completamente il sapiente e complesso impianto di una norma che ha sfidato intere epoche storiche, rimanendo immodificata e tutto sommato ancora oggi valida.
Si chiede pertanto a politici, che probabilmente non hanno sufficiente preparazione tecnica, di documentarsi meglio rispetto a situazioni e normative che sono da tempo sperimentate. Ma si chiede anche di astenersi dal voler, sempre e comunque, far leva sull’emotività dell’opinione pubblica, in riferimento a situazioni certamente estremamente delicate, per cinici calcoli elettorali e per strumentalizzare l’opinione pubblica sulle proprie discutibili e poco colte opinioni, in una situazione in cui riflessione saggezza, e forse anche qualche maggiore competenza, servirebbero ben più per governare.

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Questo sito nacque alla fine del 1999 con l'obiettivo di offrire un contributo alla riflessione sulla crisi della democrazia rappresentativa e sul ruolo dei mass media nei processi di emancipazione culturale, economica e sociale. Per alcuni anni Nonluoghi è stato anche una piccola casa editrice sulla cui attività, conclusasi nel 2006, si trovano informazioni e materiali in queste pagine Web.

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