ush casca dalle nuvole e chiede scusa delle torture in Iraq, ma afferma che il suo ministro della guerra Rumsfeld ha fatto un “lavoro superbo”. Blair casca dalle nuvole e chiede profondamente scusa delle torture in Iraq. Berlusconi casca dalle nuvole e si affretta a difendere la guerra che porta libertà e democrazia in Iraq con la stessa superficialità scientificamente adottata dal governo allorché si è trovato a dover coprire l’uccisione di un gruppo di civili iracheni, bimbi compresi, a opera di militari italiani durante una manifestazione a Nassiriya. Mentre comincia a emergere la verità sulle bugie dei governi e sulla sporca missione petrolifera avviata dal terzetto di guerrafondai neoliberisti B. B. B. non uno dei tre ha ritenuto di assumersi qualche responsabilità sul disastro iracheno e sui danni enormi che la loro politica sta causando alle relazioni internazionali e alla convivenza tra i popoli. Eppure sapevano tutto della guerra, prima ancora di scatenarla. Sapevano che l’Iraq sarebbe diventato un bagno di sangue; e che le sevizie, anche quelle “umanitarie”, ne sono generalmente un elemento più o meno accessorio che aggiunge barbarie alla barbarie. E l’esportazione di civiltà a suon di bombe e di torture non fa che aggravare tragicamente la scena. Dopo Saddam che con la sua mafia ha violentato un Paese, gli iracheni devono fare i conti con gli orrori della guerra voluta da B. B. B. (e dall’alleato spagnolo cui giustamente gli elettori hanno già dato il ben servito). Davvero una semina di democrazia che darà frutti nel futuro di noi tutti.
Ma torniamo alle tre facce che erano “completamente all’oscuro” delle torture. Davvero? Vediamo.

Cominciamo dal governo italiano. E partiamo dall’ultima rivelazione: quella diffusa ieri sera dal Tg3, che ha intervistato Pina Bruno, vedova di Massimiliano, uno dei carabinieri uccisi nel tremendo attentato in Iraq. La donna ha detto che il marito le aveva raccontato di essere rimasto sconvolto dopo aver visto le celle “segrete” nelle quali, anche a Nassiriya, avvenivano cose inconfessabilie nei riguardi dei detenuti iracheni. E tutto sarebbe stato noto ai comandi militari i quali, invece, ieri sera hanno recisamente negato, compreso il ministero della Difesa, guidato dall’inneffabile Antonio Martino.

Secondo il racconto della donna, le cose che sconvolgevano suo marito avvenivano in una parte sotterranea del carcere, gestita pare dagli americani ma accessibile anche agli italiani. Ecco alcune delle parole riportate dalla vedova: “Siamo nel 2000, neanche quando c’era la prima guerra mondiale c’erano queste torture. Ho visto un carcere, una cosa squallida, bruttissima. Li tenevano nudi. C’erano dei posti sotterranei dove si nascondevano e nascondevano questi iracheni. Se me lo raccontavano non ci credevo. Quelli sono trattati peggio degli scarafaggi”.

Pia Bruno ha parole che lasciano trapelare il tentativo di alcuni carabinieri di far uscire da quel luogo i prigionieri i quali, forse, in realtà, venivano affidati dagli italiani a miliziani irachen i che formalmente gestivano la prigione: “Gli italiani andavano lì a prendere i carcerati iracheni e gli dicevano: se ti comporti bene ti facciamo uscire. Ti facciamo lavorare per noi italiani. Massimiliano era sconvolto”.
Poi, la vedova lascia intendere che i vertici militari avrebbero saputo che cosa succedeva nell’ala del carcere controllata, parrebbe, dagli Usa: “Massimiliano mi disse che ognuno aveva un compito. C’era una persona che comunicava quello che aveva visto, quello che succedeva e quello che stava per succedere, e poi comunicava all’Italia. È assurdo che dicono che non sapevano niente”.
In seguito, intervistata da Radio Città Futura, la signora Bruno ha attenuato le dichiarazioni, precisando di non aver mai inteso dire che a torturare erano i carabinieri nei riguardi dei quali si mostra solidale.
La signora aggiunge: «Si deve smettere di portare questa guerra, bisogna cercare di mettere pace perchè ci sono tanti bambini che stanno morendo e stanno soffrendo e sicuramente – conclude – ci stanno anche delle mamme come me che stanno soffrendo anche loro».
La senatrice Tana de Zulueta, della lista Occhetto-Di Pietro, aveva presentato lo scorso dicembre un’interrogazione al Ministro della Difesa, rimasta tuttora senza risposta, circa il fermo operato dai carabinieri, dopo la strage di Nassiriya, di quattro persone «sospette», con una procedura che aveva fatto ipotizzare il reato di tortura. La notizia era apparsa sul Corriere della Sera il 1° dicembre dello scorso anno e non era stata smentita. «Occorre un chiarimento – sostiene la parlamentare – per quanto riguarda l’applicazione da parte delle forze armate italiane impegnate in Iraq di un protocollo diramato dal Pentagono che detta le modalità con cui preparare i prigionieri agli interrogatori. Alla luce dei rapporti di Amnesty International già pubblicati era preciso dovere del governo Italiano chiedere alle forze alleate con cui collaborano e a cui tuttora consegnano i prigionieri tutte le garanzie circa il rispetto delle Convenzioni di Ginevra e della Convenzione ONU che vieta coercizioni di carattere fisico o morale per ottenere informazioni».
Graziella Mascia e Giuliano Pisapia, del Prc, ricordano di aver presentato a dicembre una interpellanza «in merito al trattamento delle quattro persone fermate dai carabinieri italiani perché sospettate di essere responsabili della strage di Nassiriya, e prese poi in consegna dall’ esercito americano». Anche loro richiamavano l’articolo del Corriere della Sera nel quali si leggeva che, in base a una procedura «imposta dagli Stati Uniti», i quattro erano «rimasti chiusi in cella al buio, inginocchiati, senza acqua nè cibo, per quattro giorni».

Vedremo che cosa riserveranno nei prossimi giorni le rivelazioni e le veriche sulla situazione carceraria a Nassiriya.

Per parte sua, Amnesty International, già prima di queste ultime dichiarazioni, aveva chiesto al governo italiano di non consegnare più prigionieri alle forze Usa, vista la barbarie che per almeno otto mesi si è perpetuata nelle prigioni che furono di Saddam prima di diventare di Bush.

Il capo del governo italiano, che solo dopo molti giorni di testimonianze e conferme delle torture americane ha ritenuto di parlare per dire che anche lui “era all’oscuro di tutto”, ha continuato a minimizzare e a glorificare la grande campagna di esportazione di civiltà che si sta, invece, trasformando in un’inquietante, orribile e pericolosa esibizione del volto violento dell’Occidente. Altro che democrazia, altro che dialogo.

Il governo italiano continua penosamente a negare di aver saputo quanto accadeva nel carcere di Abu Ghraib. Eppure già un anno fa Amnesty e altre organizzazioni umanitfarie esprimevano preoccupazioni su quanto accadeva nelle celle. E lo facevano anche sulla base di testimonianze e voci raccolte in Iraq. Le stesse organizzaizoni umanitarie, nel corso del 2003, chiedevano ripetutamente al governo di verificare lo stato di cose. E nel luglio 2003 la questione rimbalzava in Parlamento italiano: rispondendo a un’interrogazione dell’opposizione, l’esecutivo si impegnava a verificare le notizie su presunti maltrattamenti e sevizie nelle prigioni irachene. Che cosa avrà verificato?

Se è vero, come i vari ministri parolai ci ripetono da mesi, che l’intelligence italiana è molto attiva e ben ramificata in Iraq, è credibile che Roma fosse all’oscuro di tutto, mentre sappiamo che già prima di Natale era in corso l’inchiesta americana sulle torture e che già l’anno scorso fu consegnato alle autorità americane e britanniche un dettagliato dossier della Croce rossa internazionale?
Accettiamo per vero che delle torture i nostri 007 potrebbero non essersi accorti; ma è possibile che sfugga anche la consegna ad ameriocani e inglesi di un rapporto neanche tanto confidenziale stilato da un’organizzazione umanitaria?
A proposito di torture, di quelle “made in Italy”, ricordiamo che meno di tre anni fa si verificò l’orrore di Genova, dei pestaggi selvaggi in piazza e su persone inermi, che stavano dormendo nei sacchi a pelo, dentro la scuola Diaz; ma soprattutto, l’orrore delle torture nella caserma di Bolzaneto, denunciate da numerosi ragazzi e ragazze. Raccontano di essere stati costretti a rimanere in piedi faccia al muro e a gambe divaricate dalla sera alla mattina dopo, di violente offese e minacce verbali (alcune ragazze affermano di essere state minacciate di stupro da agenti che brandivano manganelli), di foto di Mussolini alle pareti e di cellulari che squillavano “Faccetta nera”, di una stanza chiusa dove si entrava uno alla volta.
Queste denunce sono state poi confermate dalla coraggiosa testimonianza di un infermiere, Marco Poggi, autore del libro “Io, l’infame di Bolzaneto” (Yema edizioni, prefazione di Giuliano Giuliani e la postfazione dell’avvocato Giuliano Pisapia; 9 euro).
Nel suo sito Poggi, che dopo i fatti di Genova è stato costretto – pur senza essere stato licenziato – a lasciare il lavoro, pubblica una serie di informazioni, tra le quali unintervista che andò in onda al Tg3 già il 30 agosto del 2001, nella quale affermava, tra l’altro: “Io mi sono nutrito di violenza, è il mio mestiere, ne ho vista tanta. Ma se dovessi dare una spiegazione a quello che ho visto a Bolzaneto penso che in altri 52 anni non riuscirei a darla.
Già dal venerdì sera io ho visto numerosissimi episodi di violenza esercitati all’interno della caserma di Bolzaneto, sia all’interno che all’esterno dell’infermeria. In infermeria ho visto un medico che ha tolto a una ragazza un piercing dal naso con la mano, strappandolo (…) Io devo sinceramente chiedere scusa a tutti questi ragazzi e alle loro famiglie, perché io ho assistito senza fare nulla. Probabilmente non sarei riuscito a fare nulla, ma avevo il dovere di provarci”. Prima di quell’intervista, dopo aver già rilasciato la sua testimonianza davanti al sostituto procuratore Francesco Pinto, Poggi aveva scritto una lettera datata 29 agosto e indirizzata al presidente della commissione parlamentare d’indagine Antonio Bruno dove racconta le violenze di cui era stato testimone a Bolzaneto dalla sera del venerdì 20 alle ore 8 del giorno 21 luglio. Ma la commissione d’indagine non ha ritenuto di doverlo ascoltare. Le sue accuse non sono generalizzate: non tutti gli agenti si sono lasciati andare a violenze ma, ripete Poggi, “ho avuto la netta sensazione che nessuno comandasse o avesse responsabilità di coordinamento, nonostante la presenza di ufficiali e graduati”.
Di fronte alle circostanziate denunce su Bolzaneto, diversi esponenti del governo, che pure avevano avuto la bella pensata di stare in cabina di regia a Genova in quelle ore drammatiche, cascavano dalle nuvole e poi hanno reiteratamente ignorato o minimizzato lo scandalo che infanga la dignità minima di un Paese civile.
Veramente dovremmo credere anche questa volta alle imbarazzate e imbarazzanti risposte date da questo governo che, come minimo, cerca di assistere i sue due alleati di guerra in un momento di grave difficoltà?

Travolti in pieno dalle testimonianze (fotografiche), Bush e Blair hanno cercato di abbozzare una simile linea difensiva. Non sapevano.
Poi, salta fuori il rapporto del generale Taguba presentato ieri al Congresso (conferma di tutti i crimini commessi in carcere) mentre il segretario di Stato Colin Powell ammette che le sevizie nel carcere Abu Ghraib furono al centro di un incontro avvenuto il 15 gennaio scorso con il presidente del Comitato internazionale della Croce rossa, Jakob Kellenberger. E già era in corso l’indagine del Pentagono.
Bush poteva non sapere? No.

E il laburista Blair, che si scusa “profondamente”? È talmente in difficoltà da vedersi costretto a contrattare con il partito un’eventuale uscita di scena se la situazione irachena dovesse ancora degenerare.
La sua bella figura l’ha già fatta, prima cascando dalle nuvole e minimizzando sulle rivelazioni circa torture e uccisioni grauite operate da soldati britannici in Iraq, poi afferando che, sì, quache comunicazione era arrivata già in febbraio.

Il terzetto B. B. B. sta contribuendo a rendere il mondo un posto peggiore. Il risultato delle loro politiche scellerate, liberticide e antidemocratiche è alimentare quello che indicano come il nemico: il fanatismo e il terrorismo. Con le loro guerre seminano odio e noi tutti raccoglieremo tempesta. Orami è tardi per aggiustare un quadro che queste politiche irresponsabili hanno devastato, probabilmente anche su istigazione di potenti centrali economiche.
Ma non sarà mai troppo tardi per mandare a casa Bush, Blair e Berlusconi e per cominciare a ricostruire un mondo un po’ meno peggiore nel quale i difensori della democrazia, della libertà, dei diritti umani sappiano tradurre realmente in pratica questi valori, invece di emulare e perpetuare alcuni dei comportamenti raggelanti messi in atto dai despoti che dicono di combattere.
Violenza e odio non possono portare pace e libertà. E una bugia ripetuta mille volte, in questi casi, non può diventare realtà.

Bio Lemon

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Questo sito nacque alla fine del 1999 con l'obiettivo di offrire un contributo alla riflessione sulla crisi della democrazia rappresentativa e sul ruolo dei mass media nei processi di emancipazione culturale, economica e sociale. Per alcuni anni Nonluoghi è stato anche una piccola casa editrice sulla cui attività, conclusasi nel 2006, si trovano informazioni e materiali in queste pagine Web.

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