di Fiorello Cortiana e Monica Frassoni *

Ieri il senato ha approvato il decreto del ministro dei beni culturali Giuliano Urbani comunemente definito di lotta alla pirateria. Nel frattempo a Bruxelles si profila un altro giro di vite per la libera circolazione della conoscenza. Ma andiamo con ordine. Alcuni mesi fa due milioni di cittadini europei si sono rivolti ai deputati europei con un appello affinché il parlamento di Bruxelles non approvasse la proposta di direttiva della Commissione europea per la brevettabilità del software. Il Parlamento europeo ascoltò e in parte accolse le motivazioni del popolo della rete, arrivando a modificare significativamente la proposta. Prima della seconda lettura parlamentare, la parola è passata al Consiglio dei ministri europei che si è riunito il 17 e 18 maggio.

Questa volta la proposta della presidenza, irlandese, di turno non solo ha ignorato le modifiche approvate dal parlamento: è andata oltre, accettando il principio della brevettabilità dei processi e delle strutture dei dati. Ora, la parola passa nuovamente al parlamento, anche se sono sempre più frequenti le voci sulla volontà della presendenza di turno di portare in aula la proposta di direttiva a campagna elettorale in pieno svolgimento. In questo caso, si tratterebbe di un vero e proprio blitz. Nella scorsa settimana, al Ministro per l’innovazione tecnologica è stata recapitata una lettera firmata da alcune decine di deputati e senatori affinché l’Italia non appoggiasse la nuova proposta. Sollecito che Stanca ha fatto suo con una nota indirizzata ai ministri interessati.

Di ben altra natura è ciò che è accaduto al Senato ieri. All’ordine del giorno c’era la discussione su un blindatissimo decreto governativo che, nel nome della lotta alla pirateria cinematografica, equipara il file sharing non commerciale alla attività camorristica, prevedendo fino a quattro anni di reclusione per coloro che condividono file cinematografici o musical, obbligando ad apporre un bollino-tassa al software per la masterizzazione. Anche in questo caso è stata ignorata la volontà del parlamento europeo che ha da poco approvato la direttiva Enforcement sul copyright che esclude esplicitamente di considerare illegale lo scambio non commerciale di files. E dopo una mobilitazione del popolo della rete e la presentazione di oltre 750 emendamenti, il ministro Urbani ha preso l’impegno di presentare a brevissimo un disegno di legge che elimini le peggiori storture di questo decreto. Sta all’opinione pubblica dunque vigilare che venga rispettato

Due questioni sono messe in luce da questi reiterati tentativi di colpi di mano. La prima riguarda privatizzazione o meno dell’alfabeto informatico, con le sue stringhe di algoritmi, le sue grammatiche e la riduzione della rete a solo supporto informativo, strumento per la distribuzione commercialedi prodotti e servizi. La tendenza è quello di una sua privatizzazione. In nome della lotta al terrorismo, assistiamo a tentativi di restringere i canali di accesso alla rete. Ma c’è anche chi punta alla creazione di una «scarsità» del bene conoscenza, incentivando così la tendenza a vendere beni «immateriali». Sullo sfondo, è in attesa di approvazione una Carta costituzionale europea che prevede un diverso rapporto tra mercato e diritti sociali anche in questo settore. In sostanza, la scommessa riguarda la natura della globalizzazione e delle sue regole alla luce della competizione e del confronto tra Usa e Unione europea. Certo, si pone il problema di armonizzare le legislazioni delle due realtà al fine di garantire certezze ed omogeneità per le imprese che agiscono su un mercato globale. Dal canto suo, l’Europa ha posto con determinazione la creazione e la salvaguardia del pluralismo per il mercato (in questo caso di un mercato particolare che scambia beni immateriali e produce conoscenza). La rinuncia a questa scelta significherebbe la rinuncia a qualsiasi protagonismo nell’era digitale.

* Gruppo Verdi-L’Ulivo del Senato e copresidente gruppo Verdi Parlamento europeo
Articolo apparso sul Manifesto [www.ilmanifesto.it] del 19 maggio 2004

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Questo sito nacque alla fine del 1999 con l'obiettivo di offrire un contributo alla riflessione sulla crisi della democrazia rappresentativa e sul ruolo dei mass media nei processi di emancipazione culturale, economica e sociale. Per alcuni anni Nonluoghi è stato anche una piccola casa editrice sulla cui attività, conclusasi nel 2006, si trovano informazioni e materiali in queste pagine Web.

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