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Pubblichiamo il testo della lettera inviata a Gianfranco Fini da Lorenzo Guadagnucci,

Signor ministro Fini,
ho letto sui giornali il suo commento sulle inchieste e i processi di Genova per il G8. Se ho capito bene, lei sostiene che si rischia di “mettere sullo stesso piano aggressori e aggrediti”, e la riprova di questa confusione sarebbe un calcolo aritmetico: “A due anni dagli eventi – ha spiegato – la magistratura di Genova rinvia a giudizio più poliziotti e carabinieri di no global. È la dimostrazione di come in Italia le cose non funzionino”.
Trascuro l’errore contenuto in quest’affermazione: attualmente a Genova ci sono solo 26 imputati, per i quali è cominciato il processo martedì, mentre nessun carabiniere o poliziotto è stato ancora rinviato a giudizio. Evidentemente lei è male informato, ma lasciamo perdere questi dettagli e seguiamo il suo ragionamento.

Le propongo di farlo in base alla notizia di oggi, la richiesta da parte dei pm genovesi del processo per 29 funzionari e dirigenti di polizia, in relazione alla famosa “perquisizione” alla scuola Diaz. Supponiamo per un attimo, e per sviluppare il filo del suo discorso, che tutti e 29 vengano rinviati a giudizio. Dall’altra parte, dalla nostra parte, visto che la notte del 21 luglio 2001 io ero dentro la Diaz e sono stato pestato e arrestato come gli altri, ci sono 93 procedimenti archiviati.

Eravamo accusati, pensi un po’, di detenzione di armi, resistenza a pubblico ufficiale e associazione a delinquere finalizzata a devastazione e saccheggio. Si figuri che anche alcuni dei poliziotti impegnati nell’irruzione hanno confermato la nostra versione dei fatti, descrivendo in alcune relazioni di servizio i pestaggi compiuti dai loro colleghi. E’ tutto riportato in un libro-inchiesta che sicuramente non conosce, s’intitola “Genova nome per nome”, l’ha scritto Carlo Gubitosa: gliene posso inviare una copia. Abbiamo dovuto attendere la bellezza di trenta mesi, ma alla fine siamo stati scagionati.

Detto questo, sulla Diaz siamo 29 a zero. E’ questa secondo lei la “dimostrazione che le cose non funzionano?” I magistrati avrebbero dovuto chiedere il processo anche per noi 93 pestati? O almeno per 29 in modo da pareggiare?

Magari lei dirà che il suo intervento riguardava i fatti di Genova nel loro complesso. In questo caso siamo 29 a 26, e quindi la sua tesi è confermata. Oltretutto prima o poi arriveranno i rinvii a giudizio anche per i maltrattamenti e le torture nella caserma di Bolzaneto, e da 29 si passerà forse a più di 60 agenti imputati. L’aritmetica le dà ragione. Ma perché, invece di limitarsi alle cifre, come se si trattasse di una gara sportiva, non butta giù la maschera e dice ciò che veramente pensa?

Non posso credere che lei non colga la gravità, per un paese democratico, di quanto avvenuto alla Diaz, a Bolzaneto, nelle strade e nelle piazze di Genova, con innumerevoli abusi commessi da uomini in divisa e l’uccisione di un ragazzo.

Dica la verità: quando parla di “aggrediti”, lei pensa agli agenti mascherati della Diaz, a quelli che a Bolzaneto picchiavano e umiliavano decine di detenuti, agli sconosciuti che hanno ridotto in fin di vita un giornalista inglese appena prima di entrare nella scuola Diaz. E gli “aggressori”, a questo punto, siamo noi, che eravamo nelle strade di Genova sotto i lacrimogeni e le cariche di carabinieri e polizia, e poi alla Diaz e a Bolzaneto. Mi sbaglio?

Cordialmente,

Lorenzo Guadagnucci, Comitato Verità e Giustizia per Genova

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Questo sito nacque alla fine del 1999 con l'obiettivo di offrire un contributo alla riflessione sulla crisi della democrazia rappresentativa e sul ruolo dei mass media nei processi di emancipazione culturale, economica e sociale. Per alcuni anni Nonluoghi è stato anche una piccola casa editrice sulla cui attività, conclusasi nel 2006, si trovano informazioni e materiali in queste pagine Web.

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