di Paolo Trezzi
Cara Carta, caro Nonluoghi, dopo le note vicende Parmalat, di cui abbiamo già scritto sul tuo sito credo sia utile provare a legare una mia fissa, i fondi etici con le azioni ed il mercato borsistico in generale partendo dalla Costituzione Italiana.
Per avanzare una proposta ed una riflessione che non credo sia troppo “teorica”. Nel senso: “giusto per parlarne”. Nella Costituzione Italiana al Titolo III – Rapporti Economici c’è, tra gli altri, un articolo attualissimo che potrebbe essere utile declinare.

Art.47

La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

Ben, io credo che per incoraggiare e soprattutto tutelare il risparmio, oggi, la Borsa Italina, andrebbe chiusa perchè non rispettosa della Costituzione.

Al di là della vicenda Parmalat, beninteso.

Non c’è da inventare nulla, basta leggere.

“La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio”.

Cosa faccia di preciso per incoraggiarlo sfugge non solo a me.

Per quanto riguarda la tutela del risparmio, poi, ci sarebbero, ci sono, mille argomenti che dimostrano il lassismo e il mancato adempimento Costituzionale, a partire, appunto, dalla disinvoltura del comportamento dei nostri mercati borsistici.

La natura, almeno attuale di questi mercati è, indubbiamente, speculativa, fortemente speculativa e opaca, opacissima, oltre 400 (422) controllate con sede nei paradisi fiscali sono riconducibili alle 30 società quotate nel MIb30, le cosiddette blue chips

Quindi per conseguenza non tutelante del risparmio.

Chi vigila affinché non ci sia conflitto di interessi fra banche e finanziarie che portano, per esempio, in borsa le aziende, gli analisti, delle stesse banche, Sim, e finanziarie che danno il voto ai titoli quotati e consigli di investimento ai risparmiatori, e gestori di fondi d’investimento o di portafoglio che sono poi sempre le stesse banche e che, evidentemente, se devono scegliere fra il risparmiatore “retail” e collocare bene un titolo scelgono quest’ultimo?

Forse sarebbe ora di chiederci – e chiedere – che cos’è il risparmio popolare in contrapposizione al risparmio tout court.

Per esempio, si potrebbe convenire che i primi 70/100mila euri sono risparmio popolare trattato diversamente da tutto il resto del risparmio privato?

Da questo credo che, sebbene – o perchè – anticapitalista, la proposta di chiudere o modificare radicalmente, il mercato borsistico attuale debba essere presa in considerazione.

Da qui aggiungo, sottraendovi ancora spazio e me ne scuso, una riflessione non nuova ma credo da reiterare cioè quella di suggerire a Banca Etica – le altre banche non le considero neppure per questi prodotti – di abbandonare per manifesta incompatibilità con validi criteri etici la commercializzazione dei suoi Fondi etici “Valori responsabili”. Ed, eventualmente, di promuovere, quando strutturalmente pronta, i fondi comuni etici chiusi.

Infatti, secondo me, quelli odierni aperti non rispondono alla questione/domanda centrale: con tali strumenti si può sfuggire alla logica della speculazione finanziaria?

Ed, inoltre, un altro elemento critico è quello legato al fatto che, investendo in Borsa, non si finanzia realmente l’economia ma si opera solamente un trasferimento di risorse tra soggetti esterni alle società interessate.

I fondi aperti attuali, fatti prevalentemente per gestire la liquidità delle organizzazioni del terzo settore (ma quanti soldi hanno queste realtà che gli interessi sembrano manna?) sono in contrapposizione all’idea di sviluppo dell’economia per creare una migliore qualità della vita, che sta alla base dell’iniziativa Banca Etica. È uno strumento speculativo, e solo tale può essere in quanto il canale Borsa non consente alternative. E non ha senso, si può convenire, considerare più etica una speculazione su società “buone” di una speculazione ordinaria e generica.

Tanto più, ma è solo un’aggravante, che, nella stragrande maggioranza dei casi, investire su un titolo non comporta assolutamente il finanziamento del suo emittente.

È contraddittorio battersi a favore della Tobin tax e dell’ecità dell’economia e sviluppare la negoziazione in Borsa

Il fondo mobiliare chiuso è, invece, per sua natura un investimento a lungo termine e, nel settore “da tenere lontano” del risparmio gestito, tra i promotori di sviluppo dell’economia reale.

Se proprio non se ne può fare a meno e si è convinti che finanziare i “non bancabili” non sia più la strada per incoraggiare il risparmio, tutelarlo al fine di uno sviluppo economico e sociale.
L’Articolo 46 della Costituzione, infatti, recita: “Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.”
E questo non è un’altra cosa

Paolo Trezzi
Centro Khorakhané, Lecco

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Questo sito nacque alla fine del 1999 con l'obiettivo di offrire un contributo alla riflessione sulla crisi della democrazia rappresentativa e sul ruolo dei mass media nei processi di emancipazione culturale, economica e sociale. Per alcuni anni Nonluoghi è stato anche una piccola casa editrice sulla cui attività, conclusasi nel 2006, si trovano informazioni e materiali in queste pagine Web.

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