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di Paolo Trezzi
È stato pubblicato, da pochissimo, un libro eccezionale, anche se è difficile reperirlo nei normali circuiti librari. Il libro si intitola: “Il dominio flessibile. Individualizzazione, precarizzazione e insicurezza nell’azienda totale”. L’editore è una piccola realtà molto interessante. La cooperativa Sensibili alle foglie, il cui responsabile editoriale è Renato Curcio. Guantanamano, la Palestina recintata da un muro, la recente scoperta di analoghi campi giuridicamente anomali in Israele, che hanno suscitato un grande dissenso interno, sono esempi di un percorso di ragionamento, che anche per chi ne dissentisse, rappresentano una coerenza di argomentazioni che ha alle sue spalle fonti culturali e/o di osservazione scientifica in gran parte acquisite alla riflessione storica e sociologica, come Goffman, Foucault, e più recentemente un Bauman o sul versante filosofico antropologico nostrano Agamben o Dal Lago.

Uno pensa prioritariamente ed a volte esclusivamente a questi luoghi quando deve riflette su dispositivi totalizzanti, su luoghi di depersonalizzazione e di controllo.

Invece grazie a questo libro, ed al precedente l’Azienda Totale, dispositivi totalizzanti e risorse della sopravvivenza nelle grandi aziende della distribuzione, (sempre edito da Sensibili alle Foglie) si sviluppa l’analisi delle forme del potere, delle forme del controllo, della precarizzazione a partire dalla flessibilità non più solo dentro le istituzioni totali, il carcere, il lager, il manicomio, ma a quelle democratiche, a quelle più quotidiane facendola emergere del tutto coerentemente alla passione di raccontare storie.

La bellezza di questo libro, che parla di persone e supermercati, ma non solo, è quella di riuscire a far emergere, a delineare, quello che il capitale nega e non vorrebbe.

E cioè che dentro la gabbia d’acciaio della modernità, della società amministrata, al di sotto di ogni prassi di cancellazione delle identità, appaiano dei volti.
L’esperienza del volto, nei nostri ragionamenti, nella nostra prassi per un modello di ecologia delle relazioni e di sviluppo economico alternativo è il fondamento etico, non neutrale. Di ogni immaginazione sociologica, ma anche di ogni utopia concreta di cambiamento. Come ci ha insegnato Emmanuel Levinas, e sulla sua sequela Zygmunt Bauman, un sociologo con il quale cerchiamo di leggere i segni del tempo.

Infatti che cosa hanno in comune i supermercati con prigioni e manicomi? Tanto, si scopre leggendo questo ottimo libro.

Come in quelle istituzioni totali, anche nei supermercati, l’individuo viene annientato e le normali regole della vita sociale vengono sospese.

Indottrinamento, umiliazione, intimidazione servono a piegare la volontà del neoassunto e del lavoratore flessibile: punizioni degradanti per infrazioni minori all’etica di gruppo aziendale, messa al bando e quindi allontanamento nel caso di insubordinazioni intollerabili per l’azienda (iscriversi a un sindacato, rispondere a tono ai superiori, rifiutarsi di fare lo straordinario, discutere con i colleghi ecc. ecc.).

Questo libro è l’analisi, la vita passata dentro i sentieri dell’esclusione, dentro la sofferenza delle istituzioni democratiche, dentro la cecità di un bancone da supermercato per il consumatore tipo.

La storia di un lavoratore flessibile per obbligo la cui inerzia del consumatore e la rigidità del mercato nega il diritto di avere diritti. Di avere una vita.

Il lavoro come necessità e per questo allo stesso tempo disperazione.

Dove vengono messi in mostra, subdolamente e non, i meccanismi di controllo totale assunti questi all’interno dei nuovi rapporti di produzione dentro un mondo sempre meno comune e progetti di lavoro e di vita sempre più precari.

Perché il dominio flessibile è quello scambio simbolico e ineguale tra la disponibilità ad accogliere in tempo reale le richieste variabili dell’azienda e una inclusione rischiosa, temporanea e comunque incerta, nei suoi piani produttivi.

Questo libro quindi ha inoltre il merito di esplorare ed analizzare i dispositivi e i miti della flessibilità, ma anche i traumi, le ansie, le angosce e le paure che i processi di individualizzazione esasperata, di precarizzazione generalizzata e di insicurezza strutturale portano con sé.

Un libro che ha la forza di essere costruito sulle esperienze ed il vissuto di lavoratrici e lavoratori della grande distribuzione (esselunga auchan, autogrill, bennet, gs, rinascente, standa) ma che legge che calza a pennello “addirittura” anche per il bancario.

Un libro quindi utile (malgrado la qualità del mio invito alla lettura) come strumento di un mondo possibile.

IL DOMINIO FLESSIBILE – ed. Sensibili alle Foglie 2003, 13 euro, pag. 112; sensibiliallefoglie@tiscalinet.it; Borgata Valdiberti 3 – 12063 Dogliani (CN); www.sensibiliallefoglie.it

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Questo sito nacque alla fine del 1999 con l'obiettivo di offrire un contributo alla riflessione sulla crisi della democrazia rappresentativa e sul ruolo dei mass media nei processi di emancipazione culturale, economica e sociale. Per alcuni anni Nonluoghi è stato anche una piccola casa editrice sulla cui attività, conclusasi nel 2006, si trovano informazioni e materiali in queste pagine Web.

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